nuovi barbari

Aprile 7, 2008 by curanderozapatista

“Il pessimismo non serve a niente, Montale.
Questo nuovo mondo è chiuso. Finito, ordinato, stabile.
E non c’è più posto per noi.
Domina un nuovo pensiero. Giudeo-cristiano-ellenico-democratico.
Con un nuovo mito. I nuovi barbari. Noi.
E siamo innumerevoli, indisciplinati, nomadi.
E anche inaffidabili, fanatici, violenti.
E, ovviamente, miserabili.
La ragione e il diritto sono dall’altra parte della frontiera.”
(Solea, Jean Claude Izzo)

dubbi

Marzo 27, 2008 by curanderozapatista

Dove andare a vivere?

Calhetas: É uma das praias mais belas do Brasil. Cheia de coqueiros e com mar calmo, cristalino e cercado por arrecifes, Calhetas é muito procurada para prática de mergulho e pesca submarina. Distante a 49 km do Recife. Acesso: BR-101 Sul, PE-60 e PE-29.

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drinking the sea at gaza

Marzo 6, 2008 by curanderozapatista

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Pensieri banditi

Febbraio 21, 2008 by curanderozapatista

Nove anni dopo il quadro è più chiaro. I Balcani sono sullo scacchiere. Oggi, non sono diverso. Sto ancora con chi nello scacchiere resta intrappolato. A 30 miglia di mare.

http://www.youtube.com/watch?v=ov4A6_d5Plg&feature=related

Radio Assalti parla su tutte le bande sul cielo rovesciato della Serbia
la terra urla ferma la guerra c’è chi l’ha preparata ogni giorno
fino qui al non ritorno a trenta miglia di mare
e il mio nome è: “senza nazione” nell’ora più importante se viene
sarò il disertore il sabotatore quale strada mi risparmia dalla scelta
infame di votarmi all’assassino migliore?
Radio Assalti parla la terra urla ferma la guerra
c’è chi l’ha preparata ogni giorno fino a qui al non ritorno
a trenta miglia di mare a trenta miglia di mare
Radio Assalti sotto questo tuono cupo un pensiero bandito
ribelle al tuo dovere e alla tua arte di obbedire
perché il “bene” a volte è solo un modo in cui si fa chiamare chi è più forte
nella guerra umanitaria l’invenzione buona l’occasione
per regnare sulla polveriera della storia un inganno da morire
aprile da non dimenticare guerra da manuale
quando più nessuno ha più un’alternativa
all’Europa bianca che mette finalmente ordine in cantina
peccato per le vittime uno sbaglio che facevano lì
tra tante bombe in cerca di bersaglio?
Radio Assalti parla la terra urla ferma la guerra
c’è chi l’ha preparata ogni giorno fino a qui al non ritorno
a trenta miglia di mare fai la ninna bimbo
finché ti credi in salvo il tuo benessere qualcuno doveva pur pagarlo
a distanza di gommone a trenta miglia di mare
puoi anche andare in gita lì a guardare che effetto fa morire
riempi le collette collettive i capi spendono miliardi per tutte le bombe e le rovine
ora è tardi dormi tranquillo la propaganda culla il tuo cervello
fai ciao l’aereo parte ogni notte nel vento della morte
domani avrai dimenticato il nome di quell’assurda regione
ma la guerra rimane nel buco di un millennio speso a riparare ogni frontiera artificiale
nell’odio sceso dentro le coscienze umane la guerra chiede sempre il conto a chi rimane
e oggi faccio il mio dovere: il sabotatore
la terra urla ferma la guerra c’è chi l’ha preparata ogni giorno
fino a qui al non ritorno a trenta miglia di mare
Radio assalti parla quale strada mi risparmia dalla scelta
infame di votarmi all’assassino migliore?
Radio Assalti sotto questo tuono cupo un pensiero bandito
oggi faccio il mio dovere: il sabotatore
la guerra chiede sempre il conto a chi rimane
la guerra chiede sempre il conto a chi rimane.

From Jerusalem

Febbraio 6, 2008 by curanderozapatista

Un soldato israeliano va in ferie a Londra. Al controllo dei passaporti, gli viene chiesto: ‘Occupation?’ e lui risponde: ‘No, I come just for tourism…’

Abbiamo questo in comune

Gennaio 25, 2008 by curanderozapatista

http://www.youtube.com/watch?v=seBzISNIG-E

Sulla tua faccia passa l ‘ultima frontiera quaranta colpi a sera
chi dice ora: “Fine della Storia “?
l ‘esercito guardiano prima cosa spara
la notte più sicura nei quartieri alti è cara
è un viaggio e il ritorno
forse non c ‘è più nel giorno
passi il tuo confine e diventerai un bersaglio
la dinastia dell ‘ordine ha ordinato fuoco
la vita dei pezzenti vale poco
al ballo mascherato è un tributo
a te alla città decisa
40 botte al metro quadro dallo psicopatico in divisa
io vengo dal mondo di sotto
il grande criminale viene dal grande salotto
nelle strade scava la trincea cambia idea
la morte da chi la prende torna a chi la crea
notte
perché la tentazione all ‘illegale resta sempre così forte?
tolleranza zero abbiamo questo in comune
zero tolleranza per davvero ultima frontiera ora
spirali di piramidi sociali mi stringono alla gola
tolleranza zero abbiamo questo in comune
zero tolleranza per davvero ultima frontiera ora
ora bassifondi gridano con tali bracieri
e occhi seri da lupo aprono sentieri
è un concetto planetario nuovo scenario
sul cielo rovesciato da New York a Quarto Oggiaro
emerge da qui un Amadou nell ‘ombra
a pagare i vostri sbagli di padri di famiglia
cristiani devoti al museo dell ‘orrore
per tutti i banditi fucilati sul portone
bisognerebbe prendervi una volta per tutte
ai confini della notte
non c ‘è innocente bazooka e fuori strada
come a Mosca all ‘ambasciata
e voi giornalisti cani morti in giro
voi leccate il culo lavando le coscienze
comodi da appartamenti messi al sicuro
adesso venite a correre la gara
a chi più resiste con la testa dentro il cesso
tolleranza zero abbiamo questo in comune
zero tolleranza per davvero ultima frontiera ora
spirali di piramidi sociali mi stringono alla gola
tolleranza zero abbiamo questo in comune
zero tolleranza per davvero ultima frontiera ora
piramidi sociali mi stringono alla gola.

Assalti Frontali, Zero tolleranza, Banditi 1999

L’ultimo proiettile

Gennaio 8, 2008 by curanderozapatista

Dal libro “Senza tregua, la guerra dei GAP” di Giovanni Pesce, Feltrinelli

Il gappista torinese Dante Di Nanni è stato ferito in un azione contro il ripetitore EIAR che disturba le frequenze di Radio Londra. Sta aspettando l’autolettiga che forse lo porterà all’ospedale. Ha sei pallottole in corpo.

Adesso ogni rumore è cessato. Un attimo di tregua, di pace prima della fine ormai vicina. L’esplosivo è terminato assieme alle “sipe”. Nel caricatore del mitra restano si e no venti colpi. Di Nanni toglie un proiettile e se lo mette in tasca, poi striscia di nuovo al balcone, pone il dito sul secondo grilletto del mitra, quello del colpo singolo e spia la strada. Da sinistra camminando curvi, rasenti il muro, avanzano tre tedeschi. Non portano fucili ma stringono in mano grappoli di bombe. Intendono usare la sua tattica: lanciare le bombe dal basso, dietro la porta-finestra del balcone. Prende la mira tra le sbarre e spara sul primo nazista che cade in avanti; il secondo colpo manca quello che lo segue, ma il terzo lo raggiunge subito dopo. Spara tre colpi all’ultimo che fugge. Il nazista cade, si rialza e riprende a correre zoppicando. Si salva buttandosi dietro l’angolo della via. In quel momento, dal tetto di fronte parte una raffica rapida e violenta. Un tedesco spara col ginocchio sinistro appoggiato alle tegole della sommità del tetto; non si nasconde. La sua raffica dovrebbe essere decisiva, ma passa alta sulla testa di Di Nanni che lo abbatte sparando a raffica i suoi ultimi colpi.

Ora tirano dalla strada, dal campanile e dalle case più lontane. Gli sono addosso, non gli lasciano scampo. Di Nanni toglie di tasca l’ultima cartuccia, la innesta nel caricatore e arma il carrello. Il modo migliore di finirla sarebbe di appoggiare la canna del mitra sotto il mento, tirando il grilletto con il pollice. Forse a Di Nanni sembra una cosa ridicola: da ufficiale di carriera. E mentre attorno continuano a sparare, si rovescia di nuovo sul ventre, punta il mitra al campanile e attende, al riparo dei colpi. Quando viene il momento mira con cura, come fosse a una gara di tiro. L’ultimo fascista cade fulminato col colpo.

Adesso non c’è più niente da fare: allora Di Nanni afferra le sbarre della ringhiera e con uno sforzo disperato si leva in piedi aspettando la raffica. Gli spari invece cessano sul tetto, nella strada, dalle finestre delle case, si vedono apparire uno alla volta fascisti e tedeschi. Guardano il gappista che li aveva decimati e messi in fuga. Incerti e sconcertati, guardano il ragazzo coperto di sangue che li ha battuti. E non sparano.

E’ in quell’attimo che Di Nanni si appoggia in avanti, premendo il ventre alla ringhiera e saluta col pugno alzato. Poi si getta di schianto con le braccia aperte nella strada stretta, piena di silenzio.