Agonia al Getsemani
Lettera del compagno Lazlo al colonnello Valerio
Cattivo guaglione
Bellissimo ritrovarsi ancora qua, nell’avventura collettiva che abbiamo sempre sognato, allergica ai buoni sentimenti e ai viaggi in tandem. Sciolti e liberi, stretti e disciplinati, senza capi, senza traguardi. Soli ma insieme, a spingere, contro vento e contro le villette a schiera. Cinici e solidali. Cattivi guaglioni, all’attivo precedenti e recidive.
On my back
Dieci anni dopo siamo ancora a qua a spingere,
adorabili ventenni, contraddittori, eterni, orfani,
precari in sicurezza, perduti nella città, ritrovati tra l’esplosione e il fumo,
estremisti nei sentimenti, ortodossi, imperiti dell’estintore,
in movimento, circolari, cicatriziali, inarrendibili.
Bisogna essere predisposti, ardere
Oppure stare alla larga, consultare l’Autorità, arruolarsi nei Vigili del Fuoco.
Con Vittorio nel cuore
Mastri librai
Da apolide quale è il curanderozapatista rende omaggio al mitico libraio Gregorio di via delle Moline scomparso qualche giorno fa. Gli mancherà.
La banda Bellini
“[...] la scelta della lotta armata inizia a far breccia tra le file del movimento creando delle spaccature enormi…Inoltre nei cortei sono apparse in gran numero le molotov – le bottiglie incendiarie…Finora nei nostri cordoni c’era l’incaricato che ne portava tre o quattro nello zainetto – che venivano usate solo in caso di ritirata o di fuga…Ora alle partenze io e Jack dobbiamo fare delle vere e proprie perquisizioni – sulle reclute delle prestrutture procediamo a sberloni e confische…Siamo contrari alle molotov come forma di attacco – sono pericolose soprattutto per chi non le ha mai usate – per il Casoretto conta molto di più il corpo a corpo – l’assalto all’arma bianca – la nostra posizione sulle molotov si riflette anche sulla lotta armata…”
“Ci sono compagni che a furia di strapazzi si sono sciupati, con la pelle raggrinzita e con il sangue che pompa per inerzia. Una pesantezza nel vederli invecchiare senza nerbo, la fine peggiore che si possa immaginare. Ma ci sono altri che sono rimasti dei banditi, banditi dalla società, come la banda Bonnot. Noi non abbiamo fatto la loro fine e nessuno è passato dall’altra parte. Non c’è dubbio, ci è andata di culo. Quando eravamo sbarbati tutto girava nel senso giusto, non si era mai vista una tale voglia di cambiare, non si sognava nemmeno per scherzo una vacanza ai tropici, il caldo era sprigionato dall’attrito che c’era. L’avevamo capito da subito chi ci voleva rimettere al nostro posto, quello degli sfigati. Cosa credete, che siamo andati in pensione a venticinque anni? A parte lo Sponta ci sono ancora tutti quelli della banda, un pò sparsi per il mondo, o imboscati in qualche buco qui in città ma pronti a intervenire quando ce ne sarà bisogno. Allora, andiamo?”
Tratto da La banda Bellini, Marco Philopat, Einaudi.







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